2012/12/19

1972/12/19: Il giorno del ritorno sulla Terra dei tre uomini di Apollo 17 sul quotidiano "La Stampa"

Sulla prima pagina de "La Stampa" di martedì 19 dicembre 1972, nell'articolo di fondo, una riflessione sull'intero programma lunare Apollo (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

DAL '69 DODICI UOMINI SULLA LUNA

Ne valeva la pena?

Il programma Apollo è costato 26 miliardi di dollari, il bilancio annuo di due grandi stati europei - Ma la "cascata" di applicazioni tecnologiche dalla ricerca spaziale ha trasformato la nostra vita d'ogni giorno: nuovi computers e altri apparecchi elettronici, centrali solari, laser per comunicazioni, satelliti per la navigazione e il controllo delle colture agricole, misuratori d'inquinamento, automatismi per gli ospedali, materiali non infiammabili per aerei, ecc. - Galbraith dice: "Gli Apollo hanno cambiato le prospettive dell'uomo nella sua gabbia"

(Dal nostro corrispondente)  New York, 18 dicembre. Il programma Apollo è finito, ed è tempo di bilanci. In tre anni e mezzo, dodici uomini sono sbarcati in sei riprese sulla Luna. Hanno installato cinque laboratori automatici, tuttora funzionanti; hanno percorso, a piedi e sulle rovers, un centinaio di chilometri in ottantadue ore complessive di escursioni; sono tornati a terra con trecentocinquanta chili circa di polvere e di pietre, talune delle quali vecchie di quattro miliardi e mezzo d'anni. Come ha scritto Newsweek, "eccettuato forse il progetto Manhattan per la bomba atomica, il mondo non ha mai assistito ad un'impresa così complessa, pericolosa e controversa". Essa è stata realizzata tramite l'integrazione governo - industria - università, elogiata anche dai primi scienziati cinesi in visita in America. E, grazie ai giornali e alla televisione, è stata vissuta quasi quotidianamente dall'umanità intera.

Il programma Apollo nacque dalla sfida russa nello spazio. Eisenhower rispose al primo Sputnik dell'autunno del '57 con il razzo Saturno e le Mercury, Kennedy al volo di Gagarin della primavera del '61 con le Gemini e le "nuove frontiere della Luna". Il lancio del primo Apollo arrecò lutto alla America: Grissom, White e Chaffee morirono bruciati nella cabina sulla rampa il gennaio del '67. Ma in dieci mesi, tra l'ottobre del '68 e il luglio del '69, gli altri Apollo passarono dalla loro prima orbita terrestre alla conquista del Satellite. Per qualche tempo, la Nasa sognò d'aprire una rotta aereospaziale Terra- Luna-ritorno, e di sbarcare su Marte negli anni Ottanta.

Ragioni economiche, sociali e psicologiche hanno imposto la revisione del programma. Attanagliata dalla crisi del Vietnam e dall'esplosiva espansione tecnologica, l'America ha incominciato a dar segni di stanchezza. Dalle stelle, la sfida è scesa "nella gabbia del nostro pianeta". E' stato adottato un diverso ordine di precedenza. Il bilancio annuo della Nasa, di cinque miliardi e mezzo di dollari nel '67, s'aggira ora sui tre, e il personale è dimezzato. Cancellate le missioni degli Apollo 18 e 19, si pensa di mandare nello spazio esterno solo automatismi. "L'impresa è stata meritevole e gloriosa" ha scritto la Washington Post. "Ma l'America non ne avrebbe tollerata un'altra".

L'animo americano conosce le ispirazioni dei poeti, ma capisce meglio la prosaicità dei businessmen. Anziché di Luna, oggi si parla di ecologia, megalopoli, trasporti, crimine, razzismo, droga. All'entusiasmo dei pionieri subentra il calcolo degli economisti. Il programma Apollo è costato 26 miliardi di dollari, il bilancio annuo di due grandi Stati europei. I dodici astronauti hanno abbandonato sul satellite strumenti ed apparecchi inutilizzabili per 600 milioni di dollari, sei volte la spesa annua della lotta contro il cancro. L'America si chiede se ne valeva la pena, o, come ha detto il U. S. News and World Report, se "i proventi delle tasse non potevano essere impiegati meglio". E' la stessa domanda che si rivolge sul Vietnam, che è costato però 260 miliardi di dollari, senza tener conto "dei sacrifici di spirito e di carne", come li chiame Galbraith.

Ne valeva la pena? "Non fraintendiamo il senso né sottovalutiamo la portata di ciò a cui abbiamo assistito" ha dichiarato il presidente Nixon, l'artefice della revisione. "Pochi eventi hanno segnato con tanta chiarezza il passaggio della storia da un'epoca all'altra... Oggi, sulla Terra come nello spazio, nuove opportunità ci si offrono per il miglioramento della vita". "Come homo occonomicus" ha aggiunto lo storico Schlesinger "debbo ammettere che una revisione era necessaria. Ma il sentimento insiste che è stata la più grande impresa dell'umanità". Conclude James Fletcher, il direttore della Nasa: "Dobbiamo, possiamo dimostrare che il programma ha apportato e apporterà enormi benefici alla società, all'industria, alla scienza, che non s'è trattato d'una stravaganza dell'establishment, un progetto militare a scapito di bisogni più urgenti".

Il decennio degli Apollo ha visto il fall out o cascata di applicazioni pratiche più spettacolare della storia. Esse hanno contribuito alla nascita di ventimila piccole, medie e grandi industrie. Con la miniaturizzazione, hanno promosso la rivoluzione elettronica, facendo dei computers un business da 9 miliardi di dollari annui e le arterie dell'economia. Hanno permesso all'America di produrre l'ottanta per cento degli aerei civili nel mondo. Hanno favorito la rivoluzione energetica, suggerendo la costruzione di "centrali solari" in orbita e di "fattorie solari" sulla Terra. Hanno fornito l'attrezzatura per una facile estrazione di minerali e cibo anche dal mare. Hanno modificato il concetto di management e di produttività. Il loro metodo di system analysis viene usato per la soluzione di molti problemi persino nel governo.

Sull'esperienza degli Apollo poggia altresì la rivoluzione dei servizi. Si prospetta l'adozione dei raggi laser per le telecomunicazioni. I satelliti artificiali in orbita incominciano a dirigere la navigazione aerea e marina, e a controllare la crescita delle colture agricole. La difesa dell'ambiente naturale è affidata a strumenti ed apparecchi di origine spaziale: un misuratore dell'inquinamento, che determina il livello di idrocarburi nell'atmosfera, non più grande di una cartella, portatile, è in dotazione della polizia e di alcune fabbriche, ed è in costruzione un depuratore dell'aria. "Sorveglianza dall'orbita" afferma Fletcher "è anche ecologia".

Grazie agli Apollo, inoltre, la medicina e la vita di ogni giorno in America hanno compiuto un'incredibile "salto di qualità". Negli ospedali, basta un'infermiera a controllare contemporaneamente decine di ammalati, i cui letti sono collegati a uno speciale schermo elettronico. Per i paralitici sono state costruite case dove tutto funziona al semplice battito delle ciglia, o al soffio dei polmoni.

Coperte di plastica e alluminio conservano la stessa temperatura al freddo e al caldo. Aerei e abitazioni vengono prodotti con materiale non infiammabile. Si sostituiscono ai cavi della luce nastri adesivi conduttori di elettricità ed isolanti al tempo stesso.

Soprattutto, il programma ha persuaso l'America che la tecnologia, oltre che mezzo di conquista della Luna, può essere mezzo di soluzione dei problemi attuali. Galbraith vede il ritorno dalle stelle alla Terra come un anello in una lunga catena. "Quanto apprenderemo nel miglioramento della società, ci servirà anche per la conquista dei pianeti" sostiene. Gli Apollo hanno cambiato le prospettive dell'uomo "nella sua gabbia e nell'universo". Nel '73, la Nasa lancerà tre Skylab, stazioni orbitanti terrestri, che ospiteranno tre astronauti per 28 e 56 giorni. Nel '75, ci saranno gli agganci delle astronavi americane e sovietiche.   (Ennio Caretto)


Le ultime notizie dallo spazio, a pagina 15, nel giorno del rientro sulla Terra dell'equipaggio di Apollo 17, sul quotidiano "La Stampa" di martedì 19 dicembre 1972 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
Si conclude l'ultima missione lunare della Nasa

Stasera il rientro di "Apollo 17"
con il tuffo nell'Oceano Pacifico

Tutto bene a bordo, i tre astronauti hanno trascorso ieri una giornata "noiosa" - Nulla da fare, solo una "passeggiata" fuori cabina da Evans - La portaerei Ticonderoga già sul posto dello "splashdown", a sud delle Samoa - Attesa per i risultati delle rilevazioni scientifiche

(dal nostro corrispondente) New York, 18 dicembre. Alle 14,24 di domani (le 20,24 in Italia) l'"Apollo 17" ammarerà nell'Oceano Pacifico, a 650 chilometri circa a sud-est di Samoa. La portaerei Ticonderoga è già sul posto, a quindici metri dal punto-bersaglio, pronta ad accogliere a bordo il comandante Cernan, il geologo Schmitt e il pilota Evans. Le condizioni atmosferiche nella zona sono ideali. I tre astronauti dormiranno sulla Ticonderoga, il giorno successivo andranno in aereo a Samoa, e giovedì mattina saranno già al Centro spaziale di Houston. Trascorreranno due giorni a colloquio con gli scienziati e i tecnici, ai quali faranno un primo rapporto, quindi potranno concedersi una breve vacanza. Non ci sarà "quarantena". 

Nella ristretta cabina dell'Apollo, Cernan, Schmitt ed Evans si stanno già preparando all'ultimo momento difficile dell'impresa, il tuffo negli strati più densi dell'atmosfera. Da Houston li hanno svegliati stamane al suono di "E' soltanto un inizio". "Per ricordarvi - hanno detto loro - che non si chiude un'era, ma se ne apre un'altra". Più tardi, hanno fatto loro ascoltare canti di Natale, con gli auguri dei figli di Cernan ed Evans (Schmitt è scapolo). Come ieri, e altrettanto inutilmente che ieri, gli astronauti hanno dedicato circa un'ora alla ricerca di un paio di forbici pesanti circa duecento grammi andate perdute nella cabina. Temono che durante la brusca decelerazione della discesa esse possono colpire qualcuno, cosa pericolosa, anche se non sono acuminate, o arrecare danni agli strumenti.

Per il comandante, il geologo e il pilota le ultime giornate della missione lunare sono state "noiose". Ieri, Evans ha compiuto una "passeggiata" di 44 nello spazio, a 300 mila e più chilometri dalla Terra, divertendosi come un ragazzino. Ha salutato i familiari, ha riso, ha raccolta la cassetta con le macchine fotografiche e le pellicole fissata all'esterno dell'Apollo 17. E' stato l'unico momento di entusiasmo dal distacco dell'orbita circumlunare, sabato sera. La missione, di quasi tredici giorni, è divenuta pesante. "Aspettiamo con ansia la vacanza" ha detto Cernan.

C'è stato un breve periodo di apprensione perché sembrava che ci fosse un difetto del sistema di rotta dell'astronave: ma poi è risultato che era stato Cernan a immettere cifre sbagliate nella "memoria" del computer. Se fosse risultato un difetto elettronico da terra si sarebbe provveduto a ordinare alla "memoria cancellabile" del computer di ignorare le cifre. Ma si è scoperto che il problema non esisteva. Una qualche perplessità ha sollevato anche un difetto nei fili della cuffia radio di Evans: i tecnici hanno studiato la situazione e intanto a Evans è stato detto di usare la leggera cuffia di riserva.

Al centro spaziale di Houston l'attesa è emozionante. Tecnici e scienziati sono convinti che l'Apollo 17 contribuirà a chiarire notevolmente i segreti della Luna e del sistema solare. Il rapporto preliminare compilato sulla base delle osservazioni degli astronauti e delle loro scoperte parla di "enorme successo" e di "revisione fondamentale delle teorie moderne". In particolare, la missione dovrebbe dimostrare che la Luna era attiva ancora in epoca relativamente recente (100 milioni di anni, anziché i creduti 3 miliardi di anni) e che doveva contenere acqua sia pure in quantità limitata.

L'attenzione di tutti è accentrata sulla misteriosa polvere color arancione trovata da Cernan e Schmitt, un effetto dell'ossidazione di materiale vulcanico, una polvere non dissimile dalla ruggine. Gli scienziati e i tecnici sono anche convinti che nei 110 chili di pietre e polvere raccolti dai due astronauti si nascondono i frammenti più antichi e quelli più giovani dell'astro. Il rapporto esalta l'opera del geologo e del comandante, e sottolinea che in futuro gli studiosi dovranno partecipare più regolarmente alle imprese spaziali nell'interesse comune.  (Ennio Caretto)